Papillon: quando un orso ispira simpatia.

Quando uscì il film nel 1973, noi spettatori tifavamo tutti per Steve McQueen e per il suo “complice”, Dustin Hoffman. Era il primo Papillon della storia. Poi c’è stato il remake del 2018; ed ora c’è lui M49, l’orso col vizio dell’evasione che fa parlare i giornali e divide gli Italiani.

Confesso subito: io sto dalla parte di quelli che tifano per lui, per le sue scappatelle, per la sua voglia di libertà, quel vizio irrinunciabile per un animale di fare l’animale.

Ho provato ad immedesimarmi pure nello schieramento opposto. Mi sono detto “Claudio, ti piace la montagna; stai facendo una passeggiata ristoratrice con tua moglie fra i boschi… e spunta fuori lui, grosso come un suv, forte come il centerbe. Hai ancora voglia di fare l’amicone? Ti suscita immediata simpatia?”. Ebbene, anche questo pensiero non ha mutato le mie convinzioni.

Queste si fondano su due elementi. Il primo è che noi non siamo i padroni del pianeta e con noi hanno diritto di convivenza vegetali e altri animali. Questi ultimi, come d’altronde fanno anche gli umani, hanno le loro abitudini. E l’orso non fa eccezione. Così è compito nostro quello di saperci comportare con lui quando lo incrociamo, in quanto di solito il plantigrado non attacca le persone.

Il secondo elemento è costituito dal fatto che l’Ue ha investito energie e denaro per introdurre nei vari habitat del nostro continente diversi animali che possono essere utili all’equilibrio ambientale.

Pertanto la presenza di M49 e dei suoi colleghi deve esser vista di buon occhio e, anzi, accettata con convinzione. Così, in caso di incontri ravvicinati con Papillon, sarà sufficiente fare attenzione, come quando attraversiamo la strada o sfrecciamo in monopattino.

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