LA COSCIENZA DI UN TIFOSO

Giugno verrà. E con lui il Campionato. L’approccio sarà prima un po’ lento, poi con l’avvicinarsi delle partite si avvicineranno anche le emozioni. Saranno quelle di sempre. Anzi di più. Troppa astinenza, troppo dolore, troppe solitudini e pensieri funesti e malcelate paure.

L’arbitro fischia. E al diavolo il virus!

Si riparte. Come una volta, che non è un decennio, ma ci è sembrato. Come una volta, con le puerili speranze che la Roma, la mia Roma, farà sicuramente meglio.

E non mi importa se James vende e se Dan potrebbe comprare. Non voglio sapere chi è Vitek, dove abita Vitek, quanti soldi ha Vitek. Non mi interessa la fiera delle illusioni fatta di promesse sudamericane e dell’usato sicuro di atleti più o meno acciaccati. Mi basta questo presente, questa insana voglia di ricominciare.

Datemi i colori dell’Urbe, la fisicità di Kolarov, la rapidità di Kluivert, la classe totale di Dzeko, la presenza in panchina di Zaniolo.

Datemi un bicchiere fresco di Vermentino nella tiepida notte romana, il mio televisore spazioso, la mia solita, cretina scaramantica posizione in poltrona e un pieno di emozioni.

Alla fine, forse, farò i conti con la mia coscienza, col rischio degli infortuni, con la spada di Damocle del Covid-19, con l’etica che mi porto dentro e che bussa al mio cervello troppo razionale, con lo spettacolo triste di una curva senza bandiere. Alla fine.

Adesso, come un pischello incosciente e superficiale all’ora dell’apericena, voglio solo staccare la spina, voglio adrenalina da calcio che ottunde il fosforo, voglio punizioni reclamate e fuorigioco inesistenti, voglio tiri e sospiri, voglio pali e quasi gol, voglio la Roma. La voglio tutta. la voglio mia, La voglio subito.

Sì, la Roma: un concetto astratto che si concretizza ogni volta che fa battere forte un cuore altrimenti assonnato.

E mi domando con Antonello “Ma cos’è che ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo…?”.

Claudio Moroni

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