Caffè: come, quando, quanti? Io mi regolo così.

Mi regalo il piacere del caffè da oltre 40 anni; ma posso dire di essere diventato un esperto (qualifica auto-assegnata) soltanto da 20 anni, cioè da quando ho iniziato a berne 4/5 al dì, diversamente realizzati.

Chiarimento: non è che si diventa esperti perché se ne assume molto; sarebbe come dire che uno si intende di vino poiché si ubriaca tutti i giorni. A fare la differenza è la passione (per questo in latino passione si dice studium…), e la cura che si mette nella preparazione e nella degustazione.

Ma procediamo con ordine. Le macchinette che fanno il caffè hanno tutte un loro fascino e un loro rituale; dalla napoletana classica (che io possedevo in versione junior all’età di 9 anni e che funzionava benissimo) alla impareggiabile Bialetti (fu come il pc che sostituiva la Olivetti lettera 22); dalle odierne macchina a cialde a quelle a capsule che ormai rasentano la perfezione.

Io ho apprezzato il caffè fatto con la moka, prestando attenzione alla pigiatura soffice del prodotto, mettendo un cucchiaino orizzontale all’uscita del beccuccio, abbassando il gas subito dopo i primi sbruffi. Poi, mi sono innamorato del “modello” bar, alternando le cialde alle capsule, però tenendo presenti due insostituibili punti di riferimento: la qualità della miscela (quasi sempre arabica, con qualche concessione alla presenza di una minima parte di robusta) e la pulizia della macchina in uso, prima e dopo l’erogazione.

Quanti e quando? Per non dilungarmi troppo, vi dico: non più di 6, all’ora che vi pare. Anche a mezzanotte, se non vi disturba il sonno.

E passo alla degustazione. Ma qui ci sono 3 capisaldi: tazzina in vetro, cucchiaino piccolo d’argento, posizione comoda. Posso fare eccezioni? Sì. Vanno benissimo le tazzine del bar (io o le compro o me le faccio regalare) e i cucchiaini possono anche essere di altro metallo, ma pur sempre piccoli! La postura? Se ti vuoi bene e vuoi bene al caffè, devi stare seduto e chiudere gli occhi al momento del primo sorso. Hai mai dato un primo bacio tenendo gli occhi spalancati?!

E, infine, lo zucchero. Io poco, però ce lo metto. Chi lo predilige amaro, deve pur sempre girarlo col cucchiaino per mescolare il liquido ben bene.

A chi ci mette il dolcificante l’augurio che gli cada addosso ogni volta che compie questa sciagurata azione.

O una puntina di zucchero o amaro. CAPITO?

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