Berlusconi, le stragi tornano a fare ombra sul cavaliere

Un capitolo mai chiuso quello di Berlusconi e la strategia stragista che ha investito l’Italia negli anni 1993-1994

Come riportano le carte depositate presso i legali del cavaliere e presso la Corte d’Assise d’appello di Palermo, Berlusconi è indagato dalla Procura di Firenze per il mancato attentato di Via Fauro, ai Parioli, ai danni di Maurizio Costanzo e per altri 22 capi d’accusa.

Da quanto emerge dal filone di inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, il leader di Forza Italia risulta essere coinvolto nell’intera strategia stragista, anche quando sedeva già a Palazzo Chigi.

Già dal 2017 l’ex Presidente del Consiglio viene iscritto nel registro degli indagati, ma dalle intercettazioni in carcere del boss Giuseppe Graviano, spuntano fuori nuovi capi d’accusa che, come richiesto dalla pubblica accusa e dalla difesa di Dell’Utri, hanno indotto la Corte d’Assise di Palermo a convocare Silvio Berlusconi.

I legali di Arcore prendono tempo opponendosi alla richiesta e ponendo i seguenti quesiti: in che veste deve essere sentito Berlusconi se è indagato a Firenze per le stragi? In quelle di teste o da indagato di reato connesso, con la facoltà di non rispondere?

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La risposta arriverà entro il 3 Ottobre. Nel frattempo vi elenchiamo alcune delle accuse che incombono sulle spalle del cavaliere:

14 Maggio del 1993. Attentato di Via Fauro, nel tentativo di eliminare il giornalista Maurizio Costanzo, molto attivo nella sua trasmissione nella lotta alla Mafia; trasmissione durante la quale ha manifestato più volte il suo disaccordo con l’impegno politico del gruppo di Arcore.

27 Maggio 1993. A due passi dal Palazzo degli Uffizi, a Firenze, in via dei Georgofili esplode un Fiorino Fiat imbottito di tritolo. A farne le spese due sorelline Nadia e Caterina Nencioni, rispettivamente di 9 anni e di poco meno di due mesi di vita, oltre ad altre cinque persone.

27 Luglio 1993. Anche Via Palestro a Milano diventa scenario dell’esplosione di un autobomba piazzata presso la Galleria d’Arte Moderna, togliendo la vita ad una intera squadra di Vigili del Fuoco, un Agente di Polizia Municipale e un immigrato marocchino che in quel momento dormiva su una panchina.

Quasi in contemporanea, a distanza di poche ore dalla strage di Via Palestro, vengono accese le micce di due autobombe piazzate a Roma davanti la Basilica di San Giorgio al Velabro e di San Giovanni in Laterano. Le esplosioni, avvenute a distanza di circa quattro minuti una dall’altra, provocarono il ferimento di 22 persone ma nessuna vittima.

23 Gennaio 1994. Si sta giocando la partita di Campionato Lazio – Udine. Una Lancia Thema, ovviamente carica di tritolo, parcheggiata in Via dei Gladiatori, fuori lo Stadio Olimpico di Roma sarebbe dovuta esplodere al passaggio del pullman dei Carabinieri. Qualcosa non ha funzionato nel meccanismo di innesco e l’attentato fallì.

14 Aprile 1994. Il pentito Salvatore Contorno non attraversò, come previsto dagli attentatori, la strada sita nei pressi della sua abitazione di Formello, alle porte di Roma. L’ordigno posizionato in un canale di scolo fu scoperto dai Carabinieri allertati da un cittadino insospettito dai loschi movimenti strani nella zona. Da quanto si apprende dagli interrogatori, fu Marcello Dell’Utri, attraverso i Servizi deviati dello Stato, ad avvisare i fratelli Graviano, figli del boss Michele Graviano, della posizione del pentito Contorno.

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